
Il petrolio pian piano si sta esaurendo, anche se occorreranno ancora diversi decenni ai ritmi di estrazione attuali.
Per questo oggi si stanno cercando altri tipi di petrolio fin`ora trascurati: sono le sabbie bituminose. Cosa sono? Quanta energia potrebbero fornire? Quali sono i costi di estrazione?
Ammontano a 400-500 miliardi di barili di petrolio: è questa la quantità stimata disponibile nelle sabbie bituminose del Venezuela e del Canada. Potranno mai rappresentare una nuova e valida alternativa per l`industria petrolifera se le riserve di petrolio tradizionale, con la crescente domanda di energia innescata dalla globalizzazione, dovessero rilevarsi pericolosamente insufficienti?
Cosa sono le sabbie bituminose? Come si sono formate?
Il loro destino, a meno dell`ultima fase della loro formazione, è simile a quello del petrolio. Durante l`epoca dei dinosauri, un periodo dal clima molto più caldo rispetto a quello attuale, ci furono degli ingenti cicli di riproduzione di alcune alghe, che invasero mari e laghi. Un fenomeno molto raro che, secondo i geologi, si è verificato in grandi proporzioni solo 2 volte: 145 e 90 milioni di anni fa.
Tutte queste masse di materia organica si depositarono nei fondali dove rimasero ricoperte dai sedimenti e pian piano sprofondarono nella crosta terreste spinte dalle forze geologiche che rimodellano continuamente la Terra. Dopo decine di milioni di anni solo una piccola parte si era trasformata in petrolio: quella che aveva incontrato nel sottosuolo le giuste condizioni di pressione, temperatura e particolari rocce impermeabili che svolgono la funzione di mantenere e concentrare l`oro nero.
Nel caso delle sabbie bituminose vennero invece a mancare proprio quelle rocce impermeabili. Invece di giacimenti di petrolio si formarono così delle sabbie impregnate di idrocarburi che nel corso del tempo furono inoltre degradate dall`azione di alcuni batteri. Insomma, possiamo quasi considerarlo come un petrolio disperso e andato a male.
Nonostante queste caratteristiche poco interessanti, gli alti prezzi a cui il barile tradizionale è giunto iniziano a rendere conveniente l`estrazione anche da queste fonti. L`impresa è tutt`altro che semplice: bisogna scavare nei filoni di sabbie bituminose per recuperare quelle più ricche di bitume, raffinare le tonnellate e tonnellate di sabbia con molta acqua, estrarlo, triturarlo, scaldarlo, liquefarlo, filtrarlo
Una volta estratto, il petrolio ottenuto dagli scisti bituminosi ha bisogno di essere trattato chimicamente per diventare utilizzabile al pari di quello tradizionale. Per ogni barile di petrolio estratto sono necessarie ben 2 tonnellate di sabbia e 7 barili d`acqua.
In Canada oggi si producono così 1 milione di barili al giorno mentre in Venezuela se ne producono 600 mila. Anche se le riserve sono molto grandi non è detto che queste fonti possano sostituire facilmente il petrolio tradizionale.
Un ulteriore aspetto negativo che gioca a sfavore del petrolio delle sabbie bituminose è l`inquinamento ambientale prodotto per la sua estrazione, infatti bisogna bruciare molto gas, che come noto produce anidride carbonica, ed impiegare tanta acqua, che a fine processo non può essere completamente riciclata e finisce nell`ambiente, inquinandolo.
Insomma, per il 2015-2020 le previsioni dicono che si arriverà ad estrarre più di 3 milioni di barili al giorno di petrolio. Non è poco, ma sarà appena il 3 -5% della domanda futura di petrolio, il resto dovrà arrivare ancora dai pozzi tradizionali.
Posted by anonymus on 27/03/2009